Jeanloup Sieff

Nato a Parigi da genitori di origine polacca, Jeanloup Sieff si avvicina alla fotografia all’età di quattordici anni, quando per il suo compleanno riceve una macchina fotografica di plastica Photax. Dopo aver frequentato nel 1953 la Scuola di Fotografia Vaugirard a Parigi, si trasferisce alla Scuola di Fotografia di Vevey in Svizzera. Qui inizia la professione di fotografo come reporter, ottenendo i primi riconoscimenti per un servizio sugli scioperi nelle miniere del Borinage Belga.
Nel 1958 entra a far parte dell’Agenzia Magnum. Nel 1960 si stabilisce a New York, dove lavora per le più importanti riviste di moda: Esquire, Glamour, Vogue, Harper’s Bazaar.
Sieff è stato un importante riferimento per moltissimi fotografi. Un maestro dallo stile unico, essenziale ed elegante. Immagini che si caratterizzano per un uso spinto dell’obiettivo grandangolare che conferisce un’impronta inconfondibile dalle sfumature ironiche e sensuali.
Le fotografie di Sieff prendono vita dal sapiente incontro tra luci e ombre, bianchi e neri dai contrasti forti che rivelano una spasmodica cura in fase di stampa e l’utilizzo delle tecniche della mascheratura, bruciatura e vignettatura. Serrando i bordi dell’immagine al fine di restringerne l’intimità dello sguardo, il fotografo francese è riuscito a sottolineare essenze e particolari. Astenutosi sempre dal teorizzare il proprio lavoro, rifiutandosi di inserirlo in un discorso critico sull’arte e distanziandosi in questo modo da molti fotografi della sua generazione, Jeanloup Sieff ha accompagnato i suoi libri con testi ricchi di citazioni brillanti, titoli evocativi e originali. É stato capace di catturare l’energia e l’essenza dei corpi non solo statici, ma anche in movimento.
Scoperto il ballo nel 1953, quando aveva iniziato a fotografare dei ballerini negli anni della Scuola di Fotografia di Vevey, per lungo tempo rimane affascinato dai muscoli in tensione, dall’odore di sudore e il suono delle scarpe da ballo sul pavimento.
Le immagini di nudo femminile, spesso contraddistinte dall’uso distorsivo delle lenti, rappresentano un’esaltazione della bellezza. Un omaggio, illuminato dalla luce dell’arte, alle forme, alla perfezione e alla sensibilità lirica.