Robert Frank

Robert Frank nasce a Zurigo nel 1924 da una famiglia tedesca di origine ebrea. Al termine della scuola secondaria, deciso a fare della fotografia la sua professione, lavora come assistente di Hermann Segesser e Michael Wolgensinger. La loro influenza conferisce alla formazione di Frank una forte impronta formale: la ricerca di una fotografia diretta, pura, tecnicamente impeccabile.
Nel 1947 decide di emigrare negli Stati Uniti le sue opere attirano l’attenzione del leggendario direttore artistico della Harper’s Bazaar, Alexey Brodovich, il quale lo ingaggia come fotografo di moda. Parallelamente alla fotografia di moda svolge una prolifica attività di reporter freelance, portandolo a viaggiare in Perù e in Bolivia nel 1948 e nel 1949 in Europa. Qui tra Francia, Galles e Inghilterra scatta immagini memorabili, preannuncianti il lavoro che svilupperà in America pochi anni dopo. A metà degli anni Cinquanta, lasciatosi alle spalle l’esperienza nella moda, si afferma su scala mondiale come fotogiornalista ricevendo il premio  Guggenheim nel 1955 (il primo fotografo europeo a riceverlo). Nello stesso anno il Moma lo include tra i fotografi della “The Family of men”, celeberrima esposizione fotografica voluta da Edward Steichen, allora era direttore del Dipartimento di fotografia.
Intanto, sempre più a contatto con i principali esponenti della nuova generazione artistica e letteraria americana, stringe amicizia con Jack Keruac e insieme collaborano a nuove attività. Nel 1959 realizza la più nota collaborazione con gli artisti della Beat Generation: insieme al pittore Alfred Leslie dirige il suo primo film Pull My Daisy.
Nonostante il grande successo dei suoi lavori, Frank abbandona la fotografia per investire tutte le sue forze nel cinema, un cinema quello del fotografo fatto di tensioni e tematiche strettamente private e introspettive. Fino agli anni ’70 collabora con i Beats, i Rollling Stones, Tom Waits e Patti Smith.
In seguito alla prematura morte della figlia Andrea, appena ventenne, Frank torna a utilizzare la macchina fotografica. Dalla metà degli anni ’70 la sua fotografia è lontana dai reportage degli anni che l’hanno reso celebre: usa collage, fotogrammi, vecchie fotografie; graffia, incide e scrive direttamente sulla pellicola.
Nel 1994 dona gran parte del suo materiale artistico alla National Gallery di Washington, fondando la Robert Frank Collection. Nel 1996 riceve l’Hasselblad Award e nel 2000 il Cornell Capa Award.
A novanta anni si divide tra New York e la Nuova Scozia, insieme alla compagna pittrice June Leaf, continuando nella sua ricerca, prima come uomo poi come artista.