Giorgio Sommer

Giorgio Sommer (1834 – 1914) si avvicina alla fotografia fin da giovanissimo e conclude il suo apprendistato presso la ditta Andreas e Figli di Francoforte nel 1853. Successivamente, per far fronte ad un improvviso tracollo economico della famiglia, si dedica alla fotografia come protagonista.
Nel 1857 si trasferisce in Italia, prima a Roma, poi definitivamente a Napoli. Realizza soprattutto vedute e documentazione di opere d’arte, che distribuisce nei vari formati anche in stereoscopia e carte-de-visite. Negli anni tra il 1857 e il 1860 entra in società con il connazionale Edmondo Behles, che ha uno studio a Roma; il rapporto tra i due fotografi, e le relative responsabilità all’interno dell’atelier non sono ancora del tutto chiarite. Nel 1865 i due fotografi ricevono  da Vittorio Emanuele II una medaglia d’oro e partecipano all’Esposizione Universale di Dublino; intorno al 1867 la loro collaborazione si interrompe e Behles prosegue autonomamente l’attività a Roma. Sommer, invece, nel 1860 realizza, su incarico del Governo italiano, una campagna fotografica a Pompei, dove ritrae anche Garibaldi in visita agli Scavi e l’anno successivo è a Gaeta per fotografare i campi di battaglia. Nel 1867 partecipa all’Esposizione Universale di Parigi che gli vale una medaglia di bronzo; nel 1873 è all’Esposizione Universale di Vienna e nel 1885 è premiato all’esposizione di Norimberga.
Negli anni 1880-1890 esegue, su commissione della Confederazione Elvetica, la documentazione dei rilievi orografici in vista della possibilità di aprire nuove strade ferrate nel paese. Dal 1889 registra il nuovo nome dell’atelier, “Ditta Sommer e Figlio” e nell’anno successivo apre una succursale a Palermo.

Bibliografia: M. F. Bonetti con C. Dall’Olio e A. Prandi (a cura di), Roma 1840 – 1870. La fotografia, il collezionista e lo storico, Peliti Associati, 2008