Robert MacPherson

Chirurgo di formazione, Robert MacPherson (1814/1815 – 1872) svolge anche attività di pittore, giornalista e antiquario. Giunge a Roma nel 1840 e frequenta la scuola di Tommaso Minardi presso l’Accademia britannica di Belle Arti, dove l’artista romano era stato nominato direttore e professore di disegno e di pittura nel 1844. Nel 1849 sposa Louisa Gerardine Bate, nipote della scrittrice Anna Jameson. Comincia ad interessarsi di fotografia dal 1851 divenendo presto uno dei principali riferimenti per studiosi e viaggiatori, soprattutto inglesi, interessati a fotografie romane di monumenti architettonici e dell’antichità o per vedute panoramiche di Roma e dei suoi dintorni.
Interessato anche alla ricerca sperimentale nell’ambito della stampa fotomeccanica, nel 1853 ottiene dal Ministero del Commercio, Belle Arti, Industria e Agricoltura dello Stato Pontificio il brevetto di un “metodo con il quale ottenere fotograficamente sulla pietra litografica o per lastre metalliche un disegno, dal quale, mediante il processo litografico ordinario, si può tirare un numero indefinito di copie”. Partecipa a diverse mostre di fotografi in Inghilterra, personali e collettive, tra cui si segnalano quelle di Glasgow del 1855, nell’ambito di una mostra organizzata dalla British Association di Edimbrugo (1856, 1857) alla Photographic Society of Scotland e di Londra (1858, 1862), all’Architectural Photographic Association.
La mostra londinese del 1862, nella quale fu presentata quasi tutta la sua produzione, costituisce il punto di massima notorietà del fotografo. Dal 1857 Macpherson pubblica periodicamente cataloghi aggiornati del suo repertorio che, nel 1871, ammonta a circa un migliaio di immagini. Particolarmente note e ricercate, le sue fotografie sono spesso raccolte in album, soprattutto quelle delle celebri serie riproducenti le opere di scultura nei Musei Vaticani e Capitolini. Nel 1863 pubblica anche una Guida delle sculture nei Musei Vaticani illustrata con incisioni tratte dalla moglie dalle sue stesse fotografie. Fin dal 1856 è documentato il suo precoce utilizzo del procedimento per negativi al collodio albuminato (metodo Taupenot, 1855), per mezzo del quale il fotografo ottiene alcune prove del Laoconte vaticano che Paolo Valpolicelli invia all’Académie des Sciences a Parigi. Nonostante la sua abilità e la qualità delle sue fotografie, in genere di grande formato, verso la fine degli anni Sessanta la sua produzione conosce una battuta d’arresto per la concorrenza del mercato fotografico più commerciale.

Bibliografia: M. F. Bonetti con C. Dall’Olio e A. Prandi (a cura di), Roma 1840 – 1870. La fotografia, il collezionista e lo storico, Peliti Associati, 2008