Edo Bertoglio

New York Polaroids 1976 – 1989

20.05.2015 - 31.07.2015

Edo Bertoglio senza volerlo è stato un pioniere dell’attuale concetto di fotografia “immediata” – quella che oggi giorno viene fatta con gli smartphone ed i tablet – e dalla quale noi tutti siamo in un qualche modo influenzati. Tutto questo fu reso possibile grazie all’uso della Polaroid, che dalla metà degli anni Sessanta proprio per la sua peculiarità di immediatezza ottenuta dalla sua pellicola a sviluppo istantaneo, creò il fenomeno di una fotografia informale e senza ricercatezze; la Polaroid divenne quindi lo strumento ideale per chiunque volesse fissare un istante o una situazione e immediatamente condividerlo; fenomeno che negli anni è diventato sempre più una pratica diffusa, libera, personale, destinata ad avere un ruolo ancora più attuale, centrale nella cultura e nei costumi dei giorni nostri.
Edo Bertoglio è stato così uno dei primi a fare dell’”instant-camera” lo strumento abituale e irrinunciabile di una pratica tanto coinvolgente e divertente da diventare una mania, una registrazione e testimonianza quotidiana del proprio vissuto attraverso l’uso delle immagini. Di queste immagini, di queste Polaroid, ne ha scattate alcune centinaia: immagini piccole e squadrate, con l’inconfondibile bordo bianco, che ha raccolto e dimenticato, prima di rientrare definitivamente in Svizzera nei primi anni Novanta dal suo lungo soggiorno artistico a New York. Riscoperte recentemente, selezionate, ordinate per la prima volta dopo oltre vent’anni grazie alla collaborazione di Marco Antonetto, sono Polaroid che simultaneamente interpretano la straordinarietà di uno strumento e di un tempo, proiettando l’osservatore nell’universo visionario e stilistico di Edo. In quella passione di volti e corpi, ritratti e nudi femminili, ma anche skyline e interior metropolitani, che dal suo lavoro di fotografo vediamo sconfinare nella pratica dell’”instant-camera”. Vissuto intenso, nomadico e pioneristico, full immersion nei modi di essere, nei miti e nelle mode degli anni Settanta e Ottanta, che a Edo, per di più fotografo di professione, sarebbe forse stato impossibile raccontare con la sua Nikon o l’Hasselblad, sacrificando gli eventi inaspettati e occasionali delle gite di gruppo a Staten Island o Montauk, delle vacanze in Grecia, o a Portorico, o di lavoro alle Maldive, delle residenze-studio di Broadway condivise da Edo con la compagna e musa francese Maripol.
Edo è così riuscito ad infondere a molte delle sue Polaroid una distintiva qualità pop, predigitale, giocata su inconfondibili intarsi di sagome e vivaci tonalità contrapposte, sfumate atmosfere monocrome, nette contrapposizioni di soggetti e sfondi, forme e colori, sintetizzando così la tinta narcisistica e decadente del suo tempo, realizzando in questo modo i suoi “cahiers de brouillon” considerati come dei veri e propri diari, racconti e testimonianze di un’esperienza generazionale.

Il percorso della mostra raccoglie una selezione di 40 di queste immagini, riprodotte in ingrandimenti 40×40, montati a Polaroid ed alcuni polittici composti da sequenze di Polaroid originali.

Testo tratto da Mariuccia Casadio