Abbas Kiarostami

The Wall

17.09..2015 - 27.11.2015

Abbas Kiarostami è considerato uno dei maggiori cineasti contemporanei, un autore che ha cambiato il nostro modo di vedere il cinema. Tuttavia, il regista iraniano non è soltanto questo. Come le grandi figure degli artisti rinascimentali, è un autore “totale”capace di esprimersi attraverso mezzi e linguaggi diversi: il cinema naturalmente, ma anche la fotografia, i video, la poesia, il teatro.
La fotografia ha poi assunto un peso crescente nell’attività di Kiarostami, imponendosi come un mezzo autonomo di espressione.
La mostra “The Wall” presenta una serie di immagini di pareti e divisori di case in Iran, sono strutture che Kiarostami sembra trattare come dipinti trovati. Fotografati da una distanza di pochi metri, dove la profondità di campo diventa praticamente inesisitente, queste pareti sono celebrate per i loro difetti. Una volta superato il fattore curiosità, l’osservatore iniza a trovare altre chiavi di lettura, più risonanti: si comincia a condividere con Kiarostami l’apprezzamento vivace per le superfici e le consistenze materiali che senza il suo suggerimento non avremmo visto. Queste superfici sono riarse, cotte dal sole, piene di crepe, ogni muro evoca il passare del tempo. Gli effetti mutevoli della natura su questi muri, suggeriscono quanto la vita sia fragile e fugace e diventano un motivo per riflettere sui cambiamenti sottili nella nostra vita, e sulla transitorietà dell’esistenza umana.
I dettagli che si trovano in ogni immagine – tubi arrugginiti, grondaie, crepe, e graffiti – sono le testimonianze della presenza umana, che qui viene evidenziata come assenza. Queste fotografie sono intrise di essenza meditativa, che è una preoccupazione costante all’interno di tutto il lavoro di Kiarostami. Attraverso la delicata interazione tra i primi piani e lo sfondo, questo lavoro diventa il collegamento fra l’ambiente artificiale creato dell’uomo e la natura.

Oltre alla serie “The Wall”, sono presenti cinque immagini in bianco e nero della serie “The Road” tratte dall’omonimo documentario girato dal regista nel 2005. Sono immagini di grande formato spesso volutamente non a fuoco che cercano quasi di confondere lo spettatore, portandolo a perdersi oltre l’orizzonte e a riflettere sul potere del paesaggio.

Testo tratto da Clelia Belgrado