Bruno Cattani

Memory Box

11.12.2015 - 05.02.2016

La fotografia è, nella sua intima struttura, strumento di registrazione, di conservazione ma anche di diffusione e di recupero delle memorie individuali e collettive. L’esposizione Memory Box di Bruno Cattani è un viaggio nel passato che rivive nel presente, dove la memoria personale e collettiva si uniscono dipingendo in questo modo reminiscenze di vita.
In mostra saranno presenti una quarantina di scatti, frutto di un lavoro decennale, per compiere un percorso attraverso i luoghi che formano la nostra memoria, luoghi che da sempre portiamo dentro. La malinconia di ciò che è stato, il rimpianto del passato che veste le forme di un sottile piacere, un’immagine impallidita, solo accennata, che riemerge ad un tratto tra le pagine di un libro sfogliato come una musica confusa.
Attraverso questi scatti tornano attuali e immediati momenti trascorsi, frammenti di reale che ci restituiscono emozioni di vite e situazioni che non ci sono più. I soggetti sono molti ed eterogenei ma la storia che raccontano è quella di una riscoperta del passato, una ricerca tra volti, oggetti, luoghi e giocattoli. Si parte da Reggio Emilia, la città dell’autore, da lì la narrazione si accresce, finendo per passare dalla vita di Cattani a quella dell’osservatore. Una poetica rilettura della storia attraverso il filtro della memoria che da personale diventa collettiva, coinvolgente e sognante.
Ci sono diverse tipologie di immagini, in questo lavoro di Cattani: ci sono frammenti di paesaggi della città e della campagna, del mare e della montagna, nelle quali il mondo pare spesso visto attraverso una sorta di filtro che opacizza l’immagine, la rende meno nitida e più penetrante. Quel filtro sono gli occhiali della memoria, che indossiamo quando ci capita di guardare qualcosa che immediatamente fa affiorare in noi un certo ricordo lontano.
Le immagini di Bruno Cattani sono rivestite di colori mai gridati, tenui, che esprimono quasi un desiderio, una tensione al bianco e nero, con una sorta di alone scuro di bordi dell’immagine, rafforzato dal riquadro nero che le incornicia: anche questo contribuisce a una presa di distanza, a un senso di lontananza nel tempo, come se queste visioni si fossero spogliate, nel loro viaggio dentro il tempo, di ogni elemento superfluo. Anche la costante presenza di zone a fuoco e di altre sfuocate non è solo una sollecitazione per il nostro nervo ottico, ma il segnale di una duplicità della visione, che non è, meramente ottica, ma psicologica.

(Tratto da un testo di Sandro Parmiggiani)